Il seguente articolo è tratto da: www.rivistadidattica.com

La comprensione della cultura organizzativa esistente in un dato contesto colastico risulta utile per stabilire in base a quali criteri si può fare organizzazione nella scuola dell'autonomia.
L'organizzazione, come insieme di regole esplicite, è senza dubbio un mezzo che consente agli operatori di tenere più o meno sotto controllo la complessità del sistema scolastico. Ogni insegnante, nel suo lavoro quotidiano, si organizza sempre quando deve svolgere una lezione o affrontare con i propri alunni una specifica attività. Gli insegnanti invece trovano difficoltà ad accettare la dimensione collettiva dell'organizzazione, perché non ritengono necessario il lavorare insieme. Il consolidamento invece della cultura del lavorare insieme rappresenta una esigenza prioritaria della scuola dell'autonomia, nell'interesse sia degli studenti che degli insegnanti.
La scuola, come del resto la maggior parte delle organizzazioni costituite in prevalenza da professionisti, è un tipico esempio di organizzazione a legami deboli (K. Weick, 1982), in quanto le relazioni tra i membri dell'organizzazione sono scarse e non vincolanti, a differenza di quanto avviene nelle organizzazioni a legami forti. Nelle prime l'adattamento all'ambiente esterno è più facile e veloce rispetto alle seconde, mentre il coordinamento risulta più problematico.
Nella scuola dell'autonomia, che è caratterizzata da una propria identità istituzionale e progettuale, la libertà di insegnamento garantita al singolo insegnante deve armonizzarsi con le decisioni prese collettivamente e con l'assunzione collettiva del compito unitario che l'istituzione scolastica deve perseguire, che è quello di assicurare a ciascun alunno un percorso formativo unitario.
Per superare l'individualismo e raggiungere forme di prestazione adeguate, sia a livello di sistema che di singola unità scolastica, Romei propone un modello definito come " sistema di incoerenze" inteso come mediazione tra le incoerenze derivanti dalle libertà individuali e le regole di comportamento necessarie per gestire e tenere sotto controllo il sistema nel suo complesso e nelle sue articolazioni operative.
"Fissare regole significa introdurre elementi di rigidità, di certezza. Significa congetturare e decidere che alcuni elementi selezionati hanno esplicita rilevanza e significato e che tra di essi esistono nessi interpretabili come causali. Non è contraddittorio con la natura dei legami deboli, se tali regole mantengono il carattere di ipotesi di certezze provvisorie e successive da confrontare sistematicamente con la realtà (complessa) empirica per verificarne la sensatezza/utilità" (Romei,P. Guarire dal "mal di scuola").
Anche nella scuola, che è un sistema organizzativo a legami deboli, occorre dunque chiedersi quali siano gli elementi rilevanti e quali relazioni di tipo causale sia possibile e nello stesso tempo utile ipotizzare tra essi.
Certamente, i dati relativi agli apprendimenti degli alunni costituiscono l'indicatore più significativo della qualità del servizio offerto dalla scuola e in particolare delle prestazioni degli insegnanti.Una volta fissati i risultati attesi, va progettato il modello organizzativo che si ritiene capace di realizzarli (tipi di scuola, dimensioni, numero di alunni per classe, numero di insegnanti e loro distribuzione, competenze e capacità professionali, contenuti disciplinari specifici e non, flessibilità di orari, tempi, spazi ecc.).
La verifica finale dell'effettiva attuazione del modello scelto e del raggiungimento o meno degli standard in uscita definiti nel progetto rappresenta la base per valutare la bontà del progetto e per verificare la validità o meno dei nessi causali tra servizio e risultati (definiti in fase di progettazione), al fine di confermarli per gli interventi successivi o di elaborare nuove ipotesi progettuali.